Gio Ponti e la Concattedrale di Taranto

Il Fondo Ponti conta circa 25.000 materiali progettuali tra disegni esecutivi su lucido, copie eliografiche, radex, disegni e schizzi, stampati, corrispondenza e documenti. Il materiale, conservato in cartelle e buste, è suddiviso in progetti secondo un ordinamento cronologico dagli anni Venti agli anni Settanta. L’archivio Ponti è stato donato a CSAC dagli eredi Ponti nel 1982.

Gio Ponti (Milano 1891 – Milano 1979), architetto e designer, viene incaricato dall’arcivescovo di Taranto, Guglielmo Motolese, di progettare la nuova concattedrale, da affiancare alla storica Chiesa di San Cataldo nella città vecchia.
L’edificio è concepito come sfondo monumentale dell’area di maggiore sviluppo urbano, punto di aggregazione per gli abitanti del quartiere e fulcro del nuovo giardino della città.

Ponti immagina uno spazio insieme sacro e civile, inserito in un contesto più ampio che comprende abitazioni, asilo, scuola, biblioteca, auditorium e museo: non solo una cattedrale, ma un vero e proprio quartiere modello di civiltà.
La pianta diamantata, la facciata scandita da aperture cuspidali ed esagonali, la cupola rettangolare — destinata a diventare la “Vela” della “Nave” — il corpo basso delle navate e le vasche di dimensioni crescenti in cui si riflette la facciata costituiscono gli elementi distintivi del progetto.

L’esterno e l’interno dialogano attraverso il disegno dei prospetti laterali, mentre architettura e verde si fondono grazie all’uso di piante e rampicanti. La chiesa è caratterizzata da un intonaco bianco, rigorosamente tarantino, mentre all’interno dominano le tonalità del giallo e del verde.
Le superfici traforate, i giochi di luce e gli effetti illusivi dell’illuminazione notturna contribuiscono alla smaterializzazione dei volumi architettonici, esiti di sperimentazioni già condotte da Ponti, che in questo progetto raggiungono il loro apice.



Margherita Monica