Fondo fotografico Fatto a Parma (1984)

Luigi Ghirri, Fatto a Parma, (C124431S_Ghirri) 1984. ©Eredi di Luigi Ghirri

Nell’anno in cui Parma viene scelta come capitale italiana della cultura, può essere interessante ricordare e ricordarsi com’era la città negli anni ’80 e, più precisamente, nel 1984, anno della grande manifestazione artistica e culturale “Fatto a Parma”.

Il progetto nacque dalla volontà di riqualificare e promuovere l’immagine dell’artigianato di servizio, settore fondamentale nel tessuto cittadino ma, al tempo, molto poco conosciuto e trascurato.
Si decise quindi di organizzare e allestire eventi culturali e di costume che riguardassero e caratterizzassero a tutto tondo l’identità della città: ciò che era frutto di una curata e laboriosa produzione manuale, dalla gastronomia alla moda, passando naturalmente per le botteghe degli artigiani, di cui si occuparono, nello specifico, quattro fotografi molto attivi in quegli anni sul territorio: Olivo Barbieri (1954), Luigi Ghirri (1943 – 1992), Mimmo Jodice (1934)  e Claude Nori (1949).

Ideata da Giulio Bizzarri con Luigi Ghirri, la manifestazione coinvolse spazi iconici della Parma di ora e di allora: il Comune, Piazza Garibaldi, la Galleria del Teatro, il palazzetto dello sport e così via.

L’intero progetto fotografico è oggi conservato nella sezione Fotografia degli archivi dello CSAC.
Una prima parte di stampe, raggruppate in un unico fondo storico, prodotte dagli studi fotografici Pisseri, Saccani e Vaghi, ci permette di viaggiare indietro nel tempo di quarant’anni, e riscoprire i vecchi borghi di una città ancora facilmente riconoscibile o, altre volte, del tutto trasformata.
Le stampe dedicate all’artigianato di servizio, dei fotografi Barbieri, Ghirri, Jodice e Nori, si concentrano sull’immagine e l’immaginario legati alle piccole botteghe, non limitandosi al puro reportage di una realtà esistente, di vita e di lavoro, ma analizzandone un aspetto più sociale, antropologico, ambientale, attraverso un’attenta ricerca sul territorio, sul paesaggio, sugli spazi e i protagonisti dell’artigianato, sul loro rapporto con gli oggetti del mestiere.
Purtroppo mancarono le risorse per realizzare un catalogo, restano allo CSAC i documenti indispensabili alla ricostruzione di quella bella storia.

Margherita Zazzero