Oltre quindici milioni di italiani legge fotoromanzi e fumetti nel 1970, ecco perché un gruppo di studenti e di laureati dell’Istituto di Storia dell’Arte dell’Università di Parma ha organizzato una mostra critica inerente a questi media, tentando di cogliere i modelli di civiltà, gli schemi di comportamento che vengono proposti ai lettori da questi messaggi all’apparenza disimpegnata e nella sostanza fortemente ideologizzata e condizionanate . Il fotoromanzo vive in una metasfera nella quale dovunque l’azione si svolga, l’ambiente è solo un richiamo e viene eluso con tutti i suoi concreti problemi; la campagna e il lavoro contadino come quello di fabbrica.
La rassegna, che consiste in circa 500 ingrandimenti fotografici ad opera di Massimo Mussini di varie misure, insiste in modo particolare su due temi: famiglia e società da un lato, guerra e violenza dall’altro. Come scrive Quintavalle, “il fotoromanzo è una riproduzione della vita reale, quotidiana, o meglio di quella che si vorrebbe fosse la vita reale.” Questa immagine è il linguaggio tipico con cui una società borghese attua la repressione. Il problema prevalente è il riscatto dalla condizione di “povero”, e questo riscatto ha delle strade obbligate: per gli uomini è la competizione, il salto di classe, mentre per le donne la strada è l’amore, da raggiungere a tutti i costi”. Questa “vicenda tra lui e lei”, deve finire nel matrimonio, un matrimonio borghese, dove l’uomo è padrone e la donna deve essere totalmente dedita al marito. L’ideologia del fumetto erotico o di quello del superman è solo apparentemente diversa da quella del fotoromanzo: entrambi i generi sono rivolti ad un pubblico da reprimere.
Il secondo filone messo a fuoco dalla mostra è rappresentato dal binomio guerra-violenza. La violenza è sempre affiancata ad una divisione del mondo in buoni e cattivi.
La mostra vuole dire che l’uomo mascherato nasconde il volto di ognuno di noi, che la vittoria di alcuni agenti non rappresentano che la superiorità dell’Occidente, e che i western si riferiscono all’ attuale problema razziale.