Wiliam Xerra “Vive”

William Xerra, nasce a Firenze nel 1937, vive e lavora a Piacenza.
Dopo gli studi presso l’Istituto d’Arte di Piacenza e l’Accademia di Brera, nei primi anni Sessanta sviluppa un linguaggio orientato verso l’Informale, indagando il segno e la materia.

Nella seconda metà del decennio è però la parola a diventare fulcro delle sue ricerche: la tematica è alimentata dal dialogo con gli artisti del “Gruppo 63” e dallo studio della poesia visiva e concreta.

All’inizio degli anni Settanta approfondisce il rapporto tra spazio e individuo, attraverso lavori quale Labirinto del 1970, realizza altresì happening, installazioni e video. Con Pierre Restany nel 1973 realizza la Verifica del miracolo; appartengono allo stesso periodo le serie buste riflettenti, lapidi, i libri-oggetto e i poemi flipper. Gli anni Ottanta segnano un ritorno alla pittura con il ciclo Malinconia.

Nel 2002 e nel 2012 presenta i manifesti legati al tema della menzogna, tra cui Io mento, ancora riflettendo sul rapporto tra parola, immagine e verità.

Al Centro Studi e Archivio della Comunicazione dell’Università di Parma William Xerra dona in più occasioni: 1982, 1991, 2009 e 2013: si costituisce così un fondo che testimonia un ampio arco cronologico (1960 – 2001) e che consta di più di 700 opere (19 opere su tela, 286 opere su carta e documentazione).

Dal 1972 prende avvio il ciclo VIVE, destinato a diventare un segno ricorrente all’interno di tutta la produzione di Xerra. I materiali utilizzati sono spesso frammenti di dipinti antichi, recuperati presso mercatini e\o rigattieri e stampe di vario genere.

L’intervento consiste nella sovrapposizione della parola a immagini e frammenti visivi, l’artista elimina parti del reale o dell’opera su cui interviene mettendo in risalto ciò che normalmente resta ai margini, recuperando zone di senso spesso rimosse,

Xerra interviene su materiali visivi già esistenti con tecniche diverse, cancellando ed aggiungendo segni e frasi che assumono un valore simbolico: in questo modo i frammenti riemergono con un significato rinnovato, invitando quindi lo spettatore a confrontarsi con il quotidiano attraverso un nuovo, consapevole, sguardo e mettendo altresì in discussione l’arte canonica e comunemente intesa quale preziosa.


Giulia Ferrari